Il culto dei morti
Il culto dei morti è nato con l'uomo, non e un fatto esclusivamente cristiano.
Esso ha la sua radice nella innata «religiosità» dell'uomo. La
storia e l'archeologia dimostrano che i riti funebri erano celebrati presso tutti
i popoli, da persone qualificate: sacerdoti, stregoni e capi tribù, secondo
modalità, usi e costumi diversi.
Nel mondo greco-romano e anche ebraico, era ritenuta cosa mostruosa lasciare un
cadavere insepolto. Di fronte alla morte dovevano cessare gli odi,
le vendette e le inimicizie: era doverosa una onorata sepoltura. Era comune e radicata
convinzione che l'anima di un corpo insepolto non avrebbe trovato pace, e sarebbe
stata condannata a vagare sopra la terra a danno dei viventi. I Padri della Chiesa
combatterono questa superstizione che si protrasse a lungo, tanto che S. Agostino
(430 d.c.) la ricorda e cerca di sfatarla. Ancora oggi, dopo tanti secoli,
in qualche paese di campagna o di montagna, si crede che durante i temporali notturni,
le anime dei morti insepolti, vaghino nell'aria, recando calamità ai viventi.
I pagani ritenevano le tombe, sacre e inviolabili, perché custodite dagli
dei. Il diritto romano sancì tale sacralità affidando le tombe alla
giurisdizione dei sacerdoti. Simile cultura entrò anche nella mentalità
cristiana per cui, spesso, nelle epigrafi antiche si leggono delle «maledizioni»
contro coloro che osassero violare il sepolcro, o oltraggiare in qualche modo il
riposo dei morti. Oggi tutti i paesi civili assicurano nella loro legislazione il
rispetto e l'inviolabilità dei cimiteri, e delle singole tombe. Con l’avvento
del cristianesimo il corpo del defunto acquista ancor maggiore sacralità,
perché egli riposa aspettando la risurrezione finale.
Non si può misconoscere il profondo significato di questa antichissima usanza
ricca di fede e di speranza nella vita futura. Nei primi secoli il trasporto della
salma al luogo della sepoltura veniva compiuto di notte. Tutta la comunità
cristiana seguiva il feretro portando lampade e torce per rischiarare la strada
e testimoniare che
“il cristiano è l'uomo della luce”.
Nei secoli seguenti, quando fu permesso di fare i funerali alla luce del sole, i
cristiani continuarono a portare le lampade accese per riaffermare la loro fede
che il defunto non è morto ma dorme, aspettando la parola onnipotente di
Gesù per la risurrezione.
Questo pensiero, esclusivamente evangelico, è la ragione per cui i cristiani
fin dalle origini esclusero ogni disperata tristezza nelle loro cerimonie funebri;
cosicché, mentre i pagani pagavano delle donne (le prèfiche)
con il compito di piangere un simulato dolore, i cristiani cantavano salmi e l'alleluia
pasquale della risurrezione.
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