Pensieri sulla morte
Riflessioni di Gibran Kahlil Gibran
Vorreste conoscere il segreto della morte? Ma come scoprirlo se non cercandolo nel
cuore della vita ! Il gufo dagli occhi notturni, ma ciechi di giorno, non può
svelare il mistero della luce. Se davvero volete scorgere lo spirito della
morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita, giacché la vita e
la morte sono una cosa sola, così come il fiume e il mare. In fondo alle
vostre speranze ed ai vostri desideri sta la muta conoscenza di ciò che è
oltre la vita.
Come il seme che sogna sepolto sotto la neve, il vostro cuore sogna di sbocciare
in una nuova primavera.
La paura della morte non è che il fremito del suddito quando la mano del
re gli si posa addosso in segno d'onore. Nel suo brivido il suddito non è
forse felice perché è stato onorato di quel segno regale? Dopo di
che non ricorda più il suo antico tremore.
Poi, che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi nella
luce?
E dare l'ultimo respiro, che cos'è se non liberarlo dal suo flusso inquieto,
affinché possa involarsi finalmente libero, e spaziare disancorato alla ricerca
di Dio?
Solo se bevete al fiume del silenzio voi canterete veramente.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, solo allora comincerete a salire davvero.
E quando la terra chiederà le vostre ossa, solo allora danzerete veramente
la danza della vita.
Nisargadatta Maharaji
Interrogante: La mia morte si avvicina.
Risposta: Il tuo corpo è figlio del tempo, non tu. Tempo e spazio sono
nella tua mente, non ti legano.
I: Ma viene il giorno che lo spettacolo è finito; l'uomo e l'universo devono
finire.
R: Come il dormiente cade nell'oblio e si desta ad un nuovo mattino, o morendo si
affaccia ad una nuova vita, così i mondi della paura e del desiderio si addensano
e si dissolvono.
Ma il testimone universale, il sommo “io”, non dorme e non muore.
Il suo grande cuore batte in eterno, e ad ogni battito emerge un nuovo mondo.
I: Non vi va nemmeno di vivere allora?
R: Vivere, morire: parole vuote ! Quando mi vedi vivo sono morto. Quando mi pensi
morto sono vivo. Bella confusione.
I: Quando un uomo muore cosa accade esattamente?
R: Niente. Qualcosa diventa niente. Niente era, niente resta.
I: Perché spesso si muore volentieri?
R: Questo succede solo quando l'alternativa è peggiore della morte.
Ma questa disponibilità a morire promana da una fonte sana: la volontà
di vivere che è più profonda della vita stessa. Essere vivi non è
la condizione ultima; c'è qualche cosa al di là, molto più
esaltante, che non è, ne l'essere, ne il non essere. È
uno stato di pura consapevolezza, oltre i confini dello spazio e del tempo.
Quando cessi di credere di essere il tuo corpo-mente, la morte perde la sua terribilità,
e diventa parte della vita. La gente teme di morire perché non
sa cos'è la morte.
Il sapiente è già morto, e ha visto che non c'era d'avere paura.
Non appena conosci il tuo essere non temi più niente.
I: Cosa muore alla morte?
R: L'idea "io sono il corpo". Il testimone, ossia lo spirito che
è la nostra vera natura non muore.
I: Ma per l'uomo comune la morte fa differenza.
R: Ciò che egli pensava di essere prima della morte, continua dopo. La sua
auto-immagine sopravvive.
I: Invecchiamo. La vecchiaia non è piacevole: acciacchi, dolori, debolezza,
e la fine che si approssima. Come si sente un saggio da vecchio?
R: Più invecchia più crescono in lui felicità e pace, dopo
tutto sta tornando a casa, come un viaggiatore che prossimo all'arrivo raccoglie
il bagaglio, e lascia il treno senza rimpianti.
I: Non avete dunque paura di morire?
R: Ti racconterò come è morto il mio maestro. Dopo avere annunciato
che la sua fine era prossima, smise di mangiare senza modificare il ritmo della
vita quotidiana. All'undicesimo giorno, nell'ora della preghiera - stava cantando
e batteva vigorosamente le mani - all'improvviso morì - tra un battere e
un levare - come una candela subito spenta.
Non temo la morte, perché non ho paura della vita. Vivo una vita felice e
morirò una morte bella. È una disgrazia nascere, non lo è
morire ! Tutto dipende da come guardi le cose.
I: Supponiamo che vi giunga la notizia che sono morto. Come reagireste?
R: Sarei molto felice che sei tornato a casa. Davvero contento dal saperti fuori
da questo assurdo, che ci illudiamo di chiamare vita.
I: Si ha molta paura della morte.
R: Il saggio realizzato non teme nulla. Ma ha compassione dell'uomo che teme.
Nascere, vivere e morire, è in fin dei conti naturale. Non aver paura
della morte.
I: Immaginate di essere ammalato: febbre alta, dolori, tremiti. Il medico
vi dice che il vostro stato è serio e che vi restano pochi giorni di vita.
Quale sarebbe la vostra prima reazione?
R: Nessuna. Come il bastoncino di incenso si consuma, così il corpo
muore. Davvero è una cosa di pochissima importanza. Quello che conta
è che “io” non sono il corpo, ne la mente.
I: I vostri famigliari sarebbero disperati. Che cosa direste loro?
R:Ciò che si dice in questi casi: non temete, la vita continua, Dio avrà
cura di voi, saremo presto di nuovo insieme, e cose del genere. Per me tutta la
faccenda, con lo scompiglio che comporta, è priva di senso, perché
non sono un’entità che si immagina viva o morta.
“Io” non sono mai nato, e mai morirò. Io semplicemente
esisto !
I: Cosa ne pensate delle preghiere per i defunti.
R: Prega sempre per loro. Lo gradiscono tanto. Ne sono lusingati.
Ma il saggio realizzato non ha bisogno delle tue preghiere, perché egli è
la risposta alle tue preghiere.
I: La mia domanda all'inizio riguardava lo stato dell'uomo dopo la morte.
Quando il corpo è dissolto che ne è della coscienza? I sensi
restano o cessano? E se cessano cosa resta della coscienza.
R: I sensi non sono che dei modi di percezione, grossolani e sottili. Alla
morte i primi scompaiono e ne emergono altri più sottili. Dopo la morte
la coscienza si assottiglia e si raffina. La gamma delle percezioni indotte
dai sensi svanisce insieme ad essi.
In certi casi la morte è la cura migliore. Una vita può essere
peggiore della morte; infatti la vita solo di rado è un'esperienza piacevole,
nonostante le apparenze. Quindi abbi pena del vivo, mai del morto.
I: Quando il vostro corpo morirà, resterete?
R: Nulla muore, ma tutto si trasforma. S’immagina che il corpo esista,
in realtà non è.
I: E la morte libera?
R: Chi si crede nato teme molto la morte. Ma per chi si conosce veramente è
un lieto evento. Per me la morte non è una calamità, così come
la nascita di un bambino non è una gioia.
Il bambino va verso i guai, il morto ne è fuori. L'attaccamento alla vita
è attaccamento al dolore. Amiamo ciò che ci fa soffrire, tale è
la nostra natura. Per me la morte sarà un momento di giubilo, non di
paura. Piangevo quando nacqui, e morirò ridendo.
I: Dunque non hai paura della morte!
Immagino che sia una esperienza dolorosa e brutta.
R: Che ne sai? Potrebbe anche essere bella e piacevole. Quando sai che la
morte tocca al corpo e non a tè, ti limiti ad osservare come esso ti cada
di dosso come un abito smesso.
I: So molto bene che la mia paura della morte è legata ad una inquietudine
estranea alla conoscenza, perché in realtà nulla si sa di certo della
morte, ma tutto s’immagina…
R: Gli uomini muoiono di momento in momento, le nostre cellule muoiono e si rinnovano
continuamente nel perenne miracolo della vita. La paura e gli spasimi della
morte, nonché la sua ineluttabilità incombono sul mondo come una spessa
nuvola nera. Niente di strano che anche tu abbia paura della morte. Ma quando
sai che solo il corpo muore e non la tua coscienza immortale, la paura svanisce…
Sulla morte
Il filosofo e psicologo francese Gonthier Maine De Biran spiega cristianamente il
mistero della morte. Quale è mai la gioia che invade l'anima quando
riposa in Dio!
In verità, come può non abbandonarsi alla disperazione l'uomo che
nega Dio? Come un uomo sospeso nello spazio per opera di una forza invisibile,
non sentendosi appoggiato a nulla, avrebbe l'impressione di piombare in ogni istante
in un abisso, così chi vive e pensa, e non si sostiene in Dio dev’essere
percorso da un fremito perpetuo di stupore pauroso di sentirsi esistere senza un
perché.
Tutto è incerto nella vita, e tuttavia noi abbiamo un'idea della verità.
Se Dio non esiste, se tutto finisce con il corpo, la verità è “il
nulla”, e la vita solo un sogno effimero senza senso.
E se Dio non c'è, perché mai siamo noi? Perché qualcosa
esiste? La vita non può nascere dal nulla ! Dal nulla non nasce nulla !
Non credere in Dio significa credere nell’assurdo !
Dubbi affannosi, dileguatevi alla luce della speranza nell'Essere eterno, fonte
di vita e autore di tutte le esistenze. Quando questa speranza è viva
in noi, lo spirito stanco si riposa gioiosamente in essa! E quanta commiserazione,
però, suscita vedere un cuore infelice che è privo di questa speranza
!
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